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Indice
La nascita delle industrie aeronautiche torinesi

All’ing. Miller va il merito di aver costituito a Torino nel 1909 la prima officina Italiana per le costruzioni aeronautiche. La fabbrica dell’ing. Franz Miller, messinese di nascita nonostante il nome, fu fondata infatti a Torino nel 1909, in via Legnano 9.
Racconta Pietro Gasco nel suo libro “Come nacque l’aviazione in Italia”:
“Il dr Fuseri, farmacista in Fossano in provincia di Cuneo, ideò disegnò e si fece costruire in Fossano un ornitottero che venne poi provato sulla piazza d’armi della cittadina. Nella prima prova si alzò di circa 1 metro”
cosa che non riuscì più a fare nelle prove successive.
“Il Dr. Fuseri appena venne a sapere che stava per nascere a Torino una ’Fabbrica di macchine per volare’ vi si recò con i suoi disegni ed il suo grande entusiasmo e dopo un colloquio con l’ing. Franz Miller, riuscì a formare una società per la costruzione dell’orno-elicottero e del relativo motore. Alla società concorsi pure io, con 4 carature da 100 lire l’una…”
Il primo velivolo ad essere costruito fu appunto l’orno-elicottero (multiplano ad ali battenti con motore Miller da 100 CV azionante un’elica ruotante su asse verticale) del Dr. Fuseri, che però non riuscì mai a volare.
A questo piccolo fatto, che passò quasi inosservato, si può far risalire quella che storicamente può essere considerata la prima commessa aeronautica in Italia. Costituisce in altre parole la nascita ufficiale del primo embrione dell’industria aeronautica Italiana per la costruzione, aeronauticamente parlando, del “più pesante dell’aria”.
Dimenticato lo sfortunato esordio con Fuseri, l’attività di Miller proseguì con successo con la costruzione di un velivolo (elicoplano), e del relativo motore, per conto del bolognese Mario Cobianchi che ne fu anche progettista e disegnatore.
La Miller poi realizzò, su progetto dell’ing. Riccardo Ponzelli, l’aerocurvo, che fu invece il primo monoplano italiano a volare e partecipò al circuito aereo di Brescia del 1909 dove fu pilotato dal pioniere e mecenate dell’aviazione Barone Leonino Da Zara di Bovolenta (PD).Realizzò inoltre il dirigibile di Celestino Usuelli.
Fra il 1909 ed il 1914 si affacciò alla ribalta torinese, oltre alla citata Miller, un folto gruppo di nuovi laboratori, ditte aeronautiche e progettisti, fra cui:
Bruno Foco realizzò nel 1909 un biplano sperimentale che risultò troppo pesante per poter volare. Un secondo prototipo, eseguito con materiali più leggeri, non ebbe miglio sorte.
Nel settore motori operarono, a partire dal 1908 e fino alla prima guerra mondiale:
Il battesimo ufficiale dell’aviazione in Europa avvenne con il “Concorso aviatorio di Reims” (Francia) tenutosi dal 22 al 28 agosto del 1909. Pochi giorni dopo, dall’8 al 20 settembre a Montichiari (BS), venne organizzato il primo circuito aereo internazionale in Italia. Vi parteciparono i migliori piloti del momento, ma di tutti i costruttori e progettisti che già operavano in quel momento in Italia (Frassinetti di Parma, Caproni di Milano, Gemma di Novara, Majoli di Napoli, Radici di Milano, Antoni di Parma) vi presero parte solo in tre, il biplano Faccioli 2 (pilota Mario Faccioli), l'”aerocurvo” di Miller (pilota Leonino Da Zara) ed il Cobianchi-Miller (pilota Mario Cobianchi) tutti e tre costruiti a Torino. Nessuno di essi però, per un motivo o per l’altro, riuscì a decollare.
Maggior successo ebbero invece gli Italiani che pilotavano aerei stranieri o di progettazione straniera come Alessandro Cagno e Alessandro Anzani su Voisin-Avis e Mario Calderara su Wright il quale vinse due gare. La cronaca ci dice che tra i personaggi di spicco furono presenti per assistere alle competizioni aeree Gabriele D’Annunzio, Giacomo Puccini, Franz Kafka, Arturo Toscanini e Guglielmo Marconi.
Nella 1a Esposizione Italiana di Aviazione, tenutasi a Milano nel novembre 1909, la FIAT presentò oltre al già citato FIAT SA 8/75 da 50/60 CV per aerei, anche il FIAT S53 A da 65/80 CV per dirigibili, che equipaggiò il dirigibile Forlanini ed in versione potenziata motorizzò i dirigibili militari italiani tipo “P” (piccolo) impiegati nella Grande Guerra.
L’8 aprile del 1910 la SAT (Società Aviazione Torino) organizzò la 2a Esposizione Aeronautica che, abbinata al salone dell’automobile, ebbe maggior consistenza e successo di quella organizzata a Milano l’anno precedente. Parallelamente dal 10 al 19 aprile si svolse il 1° "Congresso Nazionale di locomozione aerea" che conseguì un particolare successo con la partecipazione di tutti i maggiori esperti nei campi tecnico, giuridico e sportivo.
Torino capitale degli studi di fisiologia aeronautica
Agli inizi del secolo scorso l’Italia, e in particolare Torino, vantava anche il primato negli studi relativi alla fisiologia del volo e nelle tecniche di selezione attitudinale dei futuri piloti.
Dalla fine dell’ottocento era attivo a Torino un importante istituto di fisiologia, riconosciuto anche in ambito internazionale, fondato da Jacob Moleshott (1822-1893) e successivamente sviluppato da Angelo Mosso (1846-1910) e Amedeo Herlitska (1872-1949).
Nel 1912 presso il Politecnico di Torino, il prof. Modesto Panetti fondò il
Laboratorio di Aeronautica, situato negli edifici accanto al Castello del Valentino. Panetti anni dopo (1927) ricoprirà la carica di consigliere dell’Aero Club Torino sotto la presidenza del conte Carlo Nicolis di Robilant e la vice presidenza del dr. Edoardo Agnelli. Panetti tra l’altro fu membro dell’Accademia dei Lincei e Presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino, fu senatore della Repubblica dal 1948 al 1953 e ministro delle Poste nel governo Pella nel 1953.
Anche in altri siti del Piemonte attecchì l’iniziativa aeronautica ed in particolare vanno ricordati:


Nel 1910, su iniziativa della S.A.T. (ovvero quel che sarà il futuro Aero Club Torino) e del suo instancabile presidente on. Montù, iniziò la costruzione del primo aeroporto di Torino cioè dell’aeroporto di Mirafiori (ove oggi si trova il parco Colonnetti), che sarebbe diventato entro breve tempo il più importante d’Italia.
L’Aeroporto, di circa 300.000 mq., venne ufficialmente inagurato nel corso di una settimana aerea dal 18 al 25 giugno del 1911 in occasione dei 50 anni dell’unità d’Italia con l’esibizione dei velivoli di Chiribiri, Faccioli, Asteria, S.P.A. insieme ai velivoli Farman, Blériot ed altri di produzione francese.
Gli hangar-officina dell’ing. Faccioli e quelli della ditta Asteria dell’ing. Francesco Darbesio furono tra i primi insediamenti sull’aeroporto di Mirafiori, e su di esso venivano effettuati i collaudi dei velivoli. Sul finire del 1911 venne qui collaudato il velivolo “Asteria 2”, primo aeroplano di costruzione italiana acquistato dall’Esercito Italiano.
Negli anni immediatamente precedenti la prima Guerra Mondiale, i campi di Mirafiori, Venaria Reale e San Francesco al Campo (in prossimità del quale nascerà poi l’attuale aeroporto di Caselle) divennero sede di scuole per il pilotaggio di aerei.
I primi brevetti al mondo vennero rilasciati dall’Aero Club di Francia a partire dal 7 gennaio 1909 (per la cronaca il brevetto n. 1 fu di Louis Blériot, mentre Wilbur e Orville Wright ebbero solo i brevetti numero 14 e 15 del 7 novembre 1909).
Il primo brevetto civile in Italia fu conseguito nel settembre del 1909 dal veronese Tenente pilota Mario Calderara che aveva appreso i principi del volo nell’aprile del 1909 a Roma sull’aeroporto di Centocelle sul Flyer 4 dei fratelli Wright. Il brevetto gli fu rilasciato dalla Commissione brevetti francese che era venuta ad assistere alle gare del circuito aereo di Montichiari (BS) dove Calderara conquistò due importanti trofei (il premio Olofredi e la Coppa del Re). Il documento reca la data di alcuni mesi dopo (10 maggio 1910).
Da quella data sino al 18 agosto 1910 non vennero più rilasciati brevetti in Italia in quanto non erano obbligatori per volare e di conseguenza non vi era particolare interesse al loro conseguimento. Chi voleva il brevetto andava in Francia come fecero numerosi piloti italiani tra cui Francesco Baracca e Francesco Brach Papa.
La Società Aviazione Torino iniziò i propri corsi teorici nella sede di via Balbis 1 il 14 febbraio 1910; era una sezione speciale della scuola per meccanici e conduttori di automobili “riconosciuta” dal governo”.
“I corsi (della durata di circa due mesi) furono illustrati con oltre 500 proiezioni luminosi”.
Direttore era l’ing. Emilio Marenco, conferenzieri i proff. ingg. Effren Magrini e Franz Miller, il cap. ing. Carlo Vita Finzi, ing. Francesco Darbesio della società Asteria e l’ing. Q. Triaca della SIT. Presidente onorario della scuola era il sindaco senatore avvocato Secondo Frola.
Nel maggio del 1910 l’ing. Montù e l’avv. Gatti Goria tentarono di aprire la prima scuola di pilotaggio a Torino in piazza d’Armi (dove due anni prima aveva volato Delagrange) che però venne chiusa dopo una settimana a seguito di un incidente nel quale rimase ferito l’istruttore Pietro Gasco e non brevettò quindi alcun allievo.
Nell’autunno del 1911 Antonio Chiribiri (già progettista della Miller) fondò sul campo di Mirafiori la “scuola nazionale per aviatori”. Maurizio Ramassotto con l’aereo "Chiribiri 2", fu il primo a brevettarsi in questa scuola il 14 ottobre 1911 per poi diventarne istruttore.
Sempre nel 1911 anche l'Asteria aprì una scuola sul campo di Mirafiori "su biplani e monoplani" con "maestro pilota di 1° ordine".
L’aeroporto di Mirafiori divenne anche base operativa della scuola della neo costituita “Società Aviatori ed Aeronauti di Torino” che sfornò a tutto il 1912 sette piloti civili ed uno militare.
Anche la SIT insediò sul campo di Mirafiori una propria scuola che nel 1915, al momento della discesa in campo dell’Italia nella prima Guerra Mondiale, era una delle maggiori in Italia con 45 allievi piloti.
Nel 1911 le autorità militari si convinsero della necessita dell’impiego militare degli aerei per cui vennero aperte varie scuole in tutta Italia sugli aeroporti già in funzione quali Mirafiori, Cameri (che divenne poi la più grande d'Italia), Centocelle, Pordenone, Bovolenta, Taliedo ed altri. Il brevetto militare n.1 venne rilasciato al Capitano Carlo Maria Piazza di Busto Arsizio.
La scuola militare di Mirafiori assumerà particolare importanza con l’insediamento sull’aeroporto del primo Battaglione Aviatori (come riportato in seguito) che era un reparto autonomo dell’arma del Genio Militare nel quale confluirono ufficiali della Cavalleria e della Regia Marina.
Il 29, 30, 31 ottobre del 1911 venne tentato un esperimento postale aereo nel corso del raid Milano-Torino-Milano ed i piloti Achille Dal Mistro e Giulio Brilli furono di fatto i primi “postini” aerei italiani. Il servizio di posta aerea verrà però ufficialmente inaugurato solo nel 1917 partendo dall’aeroporto Torino-Aeritalia.
Sul nuovo aeroporto si insediarono tutte le attività aeronautiche torinesi ivi compresa quella militare infatti a seguito della legge n. 698 del 27.06.1912, il 1° luglio 1912 venne costituito (come reparto dell’esercito) il primo Battaglione Aviatori, formato da 3 squadriglie, al quale fu affiancato un “reparto tecnico” D.T.A.M. (Direzione Tecnica Aviazione Militare) i cui compiti erano lo studio, la sperimentazione ed il collaudo dei nuovi mezzi aerei.
Il comando del Battaglione Aviatori si trovava presso la Caserma Lamarmora in via Maria Vittoria 39 bis (ove oggi sorge il pensionato universitario femminile) concessa dalla città di Torino come risulta dalla delibera della giunta comunale del 1 aprile 1912 che così recita:
"La giunta Comunale concede la Caserma La Marmora per la sede del battaglione Aviatori… nell’intento di assicurare a Torino una difesa militare.
La Giunta approva unanime presente il colonnello Moris"
L’aeroporto di Mirafiori ne fu la base operativa diventando così il più importante d’Italia.
Comandante del Battaglione Aviatori era il tenente colonnello Vittorio Cordero di Montezemolo e vice comandante Giulio Douhet, che divenne poi famoso a livello mondiale per i suoi studi e le sue teorie sull’impiego strategico dell’aviazione.
E ancora con delibera del 7 gennaio 1913 la giunta Comunale di Torino deliberò quanto segue:
"La giunta conferma la destinazione della Caserma La Marmora per 29 anni al Battaglione Aviatori.
Inoltre prende atto che il Dirigibile, che nella guerra Italo-Turca era a Leros, al termine della stessa venne portato a Venezia in attesa di nuova destinazione.
Di ciò dato atto la giunta destina l’area di Mirafiori al ricovero del dirigibile."
La guerra italo-turca (nota anche come guerra di Libia) fu combattuta tra il regno d'Italia e l'Impero ottomano per il possesso delle regioni norafricane della Tripolitania e della Cirenaica, tra il 29 settembre 1911 e il 18 ottobre 1912.
L'Italia partecipò al conflitto inviando in Cirenaica anche una flottiglia di 9 aerei (due Bleriot IX, tre Nieuport, due Farman e due Etrich), 11 piloti, e 30 uomini di truppa da spedire a Tripoli al comando del cap. Carlo Piazza con Riccardo Moizo, Leopoldo De Rada, Ugo De Rossi e Giulio Gavotti oltre a sei piloti di riserva.
Rimanevano da dotare di reparti aerei le due località di Derna e Tobruk ma, stante la mancanza di piloti militari il Ministero (aderendo tra l'altro ad un'iniziativa del giornale "La Stampa Sportiva" di Torino) autorizzò il Capitano Carlo MONTÙ ad organizzare una spedizione di piloti volontari denominata "Flottiglia di aviatori volontari civili" da inviare in Libia a fianco di quella dell'esercito.
La flottiglia fu divisa in due squadriglie: una, con due Bleriot e tre Farman, al comando del ten. Ercole Capuzzo, con Manissero, Rossi, Ruggerone e Re, da inviare a Tobruk, l'altra, con soli 4 aerei, al comando del cap. Maddaleno Marenco con Cagno, Cobianchi, DalMistro e Verona da inviare a Derna.
La flottiglia, si imbarcò per la Cirenaica dal porto di Napoli il 30 novembre 1911.
La missione in Libia diede modo agli italiani di stabilire alcuni primati:
Alla guerra italo-turca prese anche parte come allievo pilota il torinese Alessandro Guidoni (laurea in ingegneria presso il politecnico di Torino nel 1903) che a partire dal 1909 incominciò ad appassionarsi alle problematiche della neonata aviazione dedicandosi ad importanti studi su nuove tecnologie tra cui nuove soluzioni per aerei idro e la bomba a guida giroscopica “Crocco-Guidoni”.
La cronaca dice che con un aereo da lui trasformato in idro il 5 novembre del 1911 riuscì a fare un breve volo, nel golfo di La Spezia, che viene considerato il primo volo di un idrovolante in Italia, precedendo di pochi mesi analogo esperimento portato a termine da Mario Calderara nel marzo 1912.
Dal 1923 col grado di maggiore generale passò alla neonata Regia Aeronautica e venne messo a capo della “Direzione superiore del genio e delle costruzioni aeronautiche”. Perì tragicamente la mattina del 27 aprile 1928 nel lancio di collaudo di un nuovo tipo di paracadute di sua progettazione. Come riconoscimento della sua opera venne insignito della medaglia d’oro “alla memoria” al valore aeronautico ed a lui venne intitolata, nel 1937, la città di Guidonia nel Lazio.
Nel 1913 la SIT organizzò il raid aereo Torino-Roma-Torino in un solo giorno affidando l’esecuzione dell’impresa al suo collaudatore, il pilota francese Edmond Perreyon coadiuvato dal meccanico Dupuis. Erano le 4,56 del 28 maggio quando il Blériot con motore 80 CV decollò dall’aeroporto di Mirafiori facendo rotta su Pisa ove atterrò alle 7,57. Alle 8,45 ridecollò alla volta di Roma dove atterrò sull’aeroporto di Centocelle alle 11,26. Ad attenderlo vi era un folla entusiasta.
Il volo di ritorno, seguendo le stessa rotta, iniziò alle 13.07 e dopo aver fatto lo scalo tecnico a Pisa arrivò a Mirafiori alle 20,50 dove i piloti vennero portati in trionfo da una folla delirante.
Anche Francesco Baracca (da Lugo di Romagna), colui che diventerà il mito assoluto dell’aviazione italiana, transitò per un certo periodo dal campo di Mirafiori.
Egli, conseguita la maturità, si iscrisse all’Accademia Militare di Modena dalla quale uscì due anni dopo e nel 1909 partì alla volta di Pinerolo presso la Scuola di Cavalleria, con il grado di Sottotenente.
Nel 1910 venne assegnato al prestigioso 2° Reggimento Cavalleria “Piemonte Reale” ed inviato a Roma.
Vigeva il detto che gli ufficiali di cavalleria dovessero avere le tre ”B” ovvero essere “Bel, Biund e Bestia”, ma lui era di tutt’altra pasta.
Dopo essersi brevettato a Reims in Francia nel 1912 (brevetto n. 1037) venne assegnato al Battaglione Aviatori e fu dapprima destinato al campo d’aviazione di Cascina Malpensa e poi, nel 1913, al campo di Mirafiori ove il 3 giugno partecipò alla prima parata dell’Aviazione Militare Italiana. Nel luglio di quell’anno fu poi spostato a Busto Arsizio, alla 6a Squadriglia e di li in poi la sua fu un’altra storia.
Il 3 giugno 1913, il Battaglione Aviatori organizzò sull’aeroporto di Mirafiori la prima grande parata dell’Aviazione Militare Italiana, con l’esibizione di otto squadriglie su velivoli Blériot, Farman e Nieuport, per un totale di 32 aeroplani, di cui 25 costruiti a Torino dalla SIT. Alla presenza del Maggiore Giulio Douhet, nuovo comandante del Battaglione Aviatori, gli aerei decollarono ad intervalli di un minuto, effettuando per la prima volta in Italia un grande spiegamento di reparti aerei.
Nel pomeriggio del 20 ottobre 1913 il pilota militare maggiore Carlo Maria Piazza decollò da Mirafiori verso la valle di Susa e raggiunta quota 3.200 metri puntò sul Moncenisio, atterrando con volo librato su una breve spianata a oltre 2.000 metri di altitudine dopo 1 ora e 16 minuti. Era il primo atterraggio in alta montagna.
Al Moncenisio il magg. Piazza fu ricevuto dal Cap. Contrada, comandante del locale distaccamento militare, che telegraficamente diede al mondo notizia dell’impresa. L’indomani alle ore 9 egli decollò per far ritorno a Mirafiori.
Sempre nel 1913 sull’aeroporto di Mirafiori venne costruito il grande hangar per il ricovero di un dirigibile P300 da ricognizione.
Nel mese di settembre del 1915, per proporre le modifiche necessarie all’installazione delle apparecchiature di radiotelegrafia aeronautica ed avendo finalmente trovato ascolti favorevoli presso il reparto sperimentale della A.M. di Torino, il premio nobel Guglielmo Marconi eseguì una prima prova presso l’aeroporto Mirafiori di Torino utilizzando il biposto Caudron G3 prodotto su licenza francese dall’AER di Orbassano. La prova venne effettuata approfittando di un volo d’addestramento. A bordo del velivolo prese posto con funzioni di telegrafista il Marchese Solari.
A quella prima prova seguì, nella prima decade di novembre dopo le opportune modifiche, un ulteriore volo sperimentale, sempre su Caudron G3, con il pilota De Marco ed il Tenente Borghese con funzioni di telegrafista.
Nel 1916 la SIA (società del gruppo FIAT) produsse negli stabilimenti dell’ aeroporto di Mirafiori i primi esemplari del nuovo aereo SP2, progettato dagli Ingegneri Umberto Savoia e Ottorino Pomilio, che lavoravano presso la D.T.A.M. (Direzione Tecnica Aviazione Militare) di Torino.
La D.T.A.M., allora diretta dal Colonnello Ottavio Ricaldoni (progettista del primo dirigibile militare italiano), riuniva i migliori ingegneri aeronautici dell’epoca ed altri ufficiali del Genio aeronautico. Tra questi occorre menzionare Vittorio Valletta, il quale, con il grado di Tenente, si occupava delle forniture di materiale aeronautico prodotto dalle industrie del settore. Fu proprio in tale contesto che iniziarono i primi contatti tra il prof. Vittorio Valletta ed il Sen. Giovanni Agnelli.
Non si può fare una panoramica degli albori dell’aviazione a Torino senza ricordare il torinese Alessandro Umberto Cagno anche se egli dimostrò la sua bravura aeronautica per lo più lontano dalla sua città.
Era un corridore automobilistico di fama internazionale avendo conquistato numerose vittorie in Italia, Stati Uniti, Francia, Germania, Austria, Olanda, Russia e altrove. Faceva infatti parte del famoso trio di piloti della FIAT: Cagno, Lancia e Nazzaro che vinsero incontrastati per anni competizioni in tutto il mondo.
Nel 1906 si dedicò anche alle competizioni motonautiche dove vinse il famoso Gran premio della Senna a Parigi ed il Campionato del mare a Montecarlo.
Nel 1909, preso dalla passione del volo, imparò a volare ed iniziò a fare l’istruttore di volo prima a Cameri e poi a Pordenone. Con l’ing. Clovis Thouvenot partecipò alla costruzione ed al collaudo dei primi apparecchi costruiti a Cameri dall’AVIS-Voisin (Atelier Voisin Italie Septentrionale) su licenza della francese Voisin, e con un tale apparecchio partecipò al circuito di Brescia-Montichiari.
Nel 1910 sul campo di Pordenone egli fu il primo al mondo a portare in volo 3 passeggeri (record che rimase imbattuto fino al 1913) e nel 1911 fece parte della “flottiglia di aviatori volontari civili” che partì da Mirafiori per combattere in Cirenaica, al comando del capitano ing. Carlo Montù.
Nativo di Corio Canavese (TO), Francesco Brach Papa si brevettò in Francia nel 1912 e nel 1913 venne a Torino dove entrò a far parte del Battaglione Aviatori, per diventare poi successivamente capo collaudatore presso la FIAT-SIA, sull’aeroporto di Mirafiori.
Egli procurò all’Italia 14 record aeronautici, 9 dei quali mondiali e si distinse in campo internazionale per numerose partecipazioni ad importanti competizioni aeree sportive.
Il primo dei suoi record risale al 18 luglio 1913 quando, sul campo di Mirafiori, stabilì il record italiano di altezza salendo a 3.050 metri a bordo di un biplano Farman com motore Renault da 80 HP. Record poi più volte migliorato.
Infatti il 26 aprile 1916 a bordo di un SIA-SP2 raggiunse la quota di 6.150 metri ed il 14 dicembre 1917, su SIA 7B con motore da 300 HP, superò i 7.000 metri, battendo il suo precedente record.
Brach Papa era anche istruttore di volo degli allievi aviatori dell’aeroporto di Mirafiori: uno di questi, ingegnere della D.T.A.M., era Corradino D’Ascanio, in seguito progettista di elicotteri e della celebre ”Vespa” della Piaggio.
Con atto del notaio Fissore di Torino del 29 febbraio 1952, Brach Papa, che aveva nel frattempo ottenuto il grado di Generale, fondò a Torino, insieme con alcuni ex appartenenti all’Aeronautica Militare, l”Associazione Arma Aeronautica” e ne divenne il primo presidente.
Il Capitano Giulio Laureati da Grottammare (AP), arrivò a Torino in forza alla D.T.A.M. nel 1916.
Il 18 febbraio 1916 prendendo parte ad un’azione su Lubiana si meritò la medaglia d’argento al valor militare che gli fu conferita sul campo.
Il 15 agosto del 1917 a bordo di un FIAT-SIA “7b1” munito di serbatoi supplementari, stabilì il record mondiale di durata senza scalo di
10 ore e 33’ sulla tratta Torino Napoli e ritorno, essendo decollato alle 10.07 da Mirafiori, sorvolò Napoli alle 14.30 e nuovamente atterrò a Mirafiori alle ore 20.40.
Con un aereo SIA-7B2, spinto dal motore FIAT A12/bis da 300 CV, il 24 settembre 1917, il capitano Laureati, con il caporale motorista Michelangelo Tonso di Montalenghe (TO), decollando dall’aeroporto di Mirafiori ed atterrando sull’aerodromo militare di Hounslow (a sud-ovest di Londra) effettuò il raid Torino-Londra senza scalo, di circa 1.200 km nel tempo di 7 ore e 22 minuti stabilendo il record mondiale di distanza e con passeggero. Per questa impresa il 26 settembre il capitano Laureati fu ricevuto da S.M. Re Giorgio d’Inghilterra che lo decorò personalmente con l’”Ordine della Regina Vittoria”.
Nel giugno del 1921 la sezione dell’aviazione sportiva (S.A.T.) sita sull’aeroporto di Mirafiori venne intitolata al pilota torinese sottotenente Gino Lisa, medaglia d’oro al valor militare, volontario della guerra 15-18, che morì in combattimento aereo all’età di 21 anni.
La denominazione divenne dapprima “Aerocentro Gino Lisa” e poi successivamente “Aero Club Gino Lisa”.
Ma chi era Gino LISA?
Gino Lisa – medaglia d’oro al valor militare
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Nacque a Torino il 19 agosto 1896 e dopo aver conseguito la licenza tecnica alla scuola “G. Lagrange”, si dedicò allo studio delle lingue, principalmente del tedesco, e contemporaneamente coltivò la sua grande passione, la pittura, che fin dalla sua prima giovinezza aveva esercitato su di lui una particolare attrattiva per cui iniziò a frequentare lo studio del pittore torinese Giulio Romano Vercelli per affinare la sua arte.
Nel 1914, con l’inizio della prima guerra mondiale, fu con gli interventisti e, quando ai primi del maggio 1915 i messaggi e le orazioni di Gabriele D’Annunzio percorsero l’Italia, ottenne dai genitori l’autorizzazione ad arruolarsi volontario nel Battaglione Volontari Aviatori Civili, costituito dall’On. Montù.
Dopo un breve periodo di preparazione teorica passò all’Esercito e già nel mese di luglio venne trasferito al campo scuola di Cascina Costa (VA) dove, conseguì il brevetto superiore militare di pilotaggio, e qui rimase con le mansioni di istruttore, mentre completava il suo addestramento sul trimotore Caproni da bombardamento, il “C3”.
Il 12 aprile 1916 gli arrivò l’ordine di partenza per Pordenone con destinazione al Campo della Comina (tutt’ora esistente), per formare l’8° squadriglia “Caproni”.
Ebbe così inizio la sua vita di guerra con la partecipazione ai bombardamenti, prima sul Carso, poi sul Trentino e sull’Altipiano dei Sette Comuni, nel corso dell’offensiva austriaca sferrata il 15 maggio 1916 e della controffensiva italiana iniziata il 16 giugno.
Intensa fu la sua partecipazione alle numerose incursioni in Val d’Isarco e Val di Non e nelle retrovie dell’esercito austriaco.
Terminate il 23 luglio le azioni nel Trentino e ripresi i bombardamenti sul fronte della Venezia Giulia, partecipò in appoggio alle azioni terrestri della:
Era un pilota ardimentoso e molto abile. Un esempio per tutti: Il giorno 15 novembre 1916, col suo trimotore intercettò nei pressi di San Daniele del Friuli tre apparecchi nemici in volo verso Pordenone, li attaccò decisamente e con preciso tiro delle mitragliatrici li costrinse alla fuga. Nel ritorno, scoppiatogli il motore centrale a causa della difettosa lubrificazione e venutigli a mancare i comandi di direzione, strappati e spezzati dalla violenza dei frammenti del carter scoppiato, riuscì con arditissime ed acrobatiche manovre ad atterrare sul campo portando miracolosamente in salvo apparecchio ed equipaggio.
Nella notte dal 4 al 5 ottobre 1917 partecipò, con la squadriglia di trimotori Caproni al comando di Gabriele D’Annunzio, al famoso bombardamento notturno delle Bocche di Cattaro (Albania) colpendo con grande efficacia importanti installazioni ed obbiettivi militari e navali.
Nel 1917 partecipò inoltre attivamente a tutte le azioni di preparazione e di appoggio alla:
La sua vita fu stroncata in combattimento, sul Cielo di Caldonazzo in Val d’Astico il 15 novembre 1917. Alla sua memoria è stato intitolato l’Aeroporto di Foggia.
Merita leggere la motivazione della sua medaglia d’oro alla memoria che corona ben 10 encomi e una medaglia di bronzo al valor militare.
Conferimento della Medaglia D’oro a Gino Lisa
Volontario di Guerra, pilota da bombardamento arditissimo e di eccezionale valore, sempre animato da alto sentimento e di fede immutabile nelle sorti della nostra Patria e delle nostre armi, fu per due anni di guerra esempio mirabile di costante valore. Più volte in aspri e difficili combattimenti ebbe ragione dell’avversario, quantunque con l’apparecchio gravemente avariato dai colpi nemici, e due volte ritornò con la carlinga macchiata del sangue del proprio equipaggio.
Il 15 novembre 1917, dopo aver condotto a termine un’azione di bombardamento per la quale si era offerto volontario, mentre riprendeva la via del ritorno, visto un altro apparecchio nazionale assalito da numerosi avversari, generosamente si slanciava in suo soccorso. Attaccato a sua volta da quattro caccia, dopo aver sostenuto lungo ed emozionante combattimento, venuto a mancare dell’azione di un mitragliere sbalzato fuori dell’apparecchio per le arditissime manovre, cedeva all’impari lotta e, precipitando col resto dell’equipaggio sulle balze rocciose del Trentino, consacrava alla gloria la sua giovane esistenza interamente votata alla Patria.
Cielo di Caldonazzo e della Val d’Astico,
15 Novembre 1917
Il 28 marzo 1923 in occasione della costituzione dell’Arma Aeronautica distinta ed autonoma dall’esercito, la sezione militare di Mirafiori fu invece intitolata al colonnello Carlo Maria Piazza (Busto Arsizio 1871 – Milano 1917), pioniere dell’aviazione militare (brevetto militare n.1) medaglia d’argento al valor militare.
Sul campo di Mirafiori trovarono dunque il loro posizionamento:
Il 18 maggio del 1930, l’Aero Club Gino Lisa con il patrocinio del giornale “La Stampa”, ebbe luogo il primo “Circuito aereo dei castelli sabaudi” gara di regolarità “con l’intervento dei migliori Assi dell’aviazione Militare e Civile” (così recitava la locandina) che metteva in palio per il primo classificato una coppa del valore di 1.000 lire, un premio in contanti di 2.000 ed una medaglia d’argento offerta dal Real Aero Club d’Italia (R.A.C.I.).
La gara si svolgeva sul percorso Aeroporto di Mirafiori, Castello di Rivoli, Castello di Stupinigi, Colle della Maddalena, Castello di Rivoli da percorrersi 4 volte per complessivi 150 Km.![]()
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Nel 1936 venne costituito ed operò a Mirafiori il 53° Stormo Caccia, uno dei più importanti reparti dell’aviazione militare.
L’attività dell’aeroporto durò fino al 1944 quando i bombardamenti ne distrussero le aviorimesse.
In quello stesso anno, il 13 settembre, le truppe tedesche in ritirata completarono l’opera distruggendo definitivamente ciò che restava del “Gino Lisa” e del “Carlo Piazza” compresi tutti i documenti riguardanti l’attività dell’aeroporto.