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IL DURO E
MISCONOSCIUTO LAVORO DEL PILOTA RIMORCHIATORE
Mario Bernardi
Tra
i compiti di supporto alle attività volovelistiche quello del
pilota rimorchiatore è uno dei più duri e misconosciuti.
Fino alla metà degli anni 30 il lancio degli alianti veniva
effettuato con mezzi meccanici: dalle catapulte ad elastici, valide
per planare dai pendii, al verricello per i lanci in pianura .
Nel lancio al verricello - tuttora largamente praticato in molti paesi
- un cavo viene disteso da un capo all'altro della pista. Dopo aver
agganciato l'aliante ad una delle estremità, all'altra estremità
un tamburo, azionato da un motore automobilistico, avvolge rapidamente
il cavo facendo salire l'aliante lungo una rapidissima traiettoria
alla quota di circa 300 metri.
Da questa altezza non sempre è facile trovare condizioni favorevoli
per cui fin dagli anni `80, entrò nell'uso il rimorchio aereo,
assai più comodo per raggiungere a colpo sicuro zone adatte
all'inizio del veleggiamento.
L' aliante viene agganciato alla coda dell'aereo rimorchiatore mediante
un cavo lungo da 30 a 50 metri. Raggiunta la zona e la quota concordata,
il pilota dell'aliante aziona un pomello del cruscotto che apre il
gancio che collega l'aliante all'estremità del cavo; l'aliante
si libera ed inizia la ricerca delle ascendenze che oggi, con macchine
ad alta efficenza, consentono di volare per ore ed ore, su distanze
di centinaia di chilometri, a spese del
l'energia del sole.
Subito dopo la manovra di sgancio il pilota del rimorchiatore si butta
in picchiata verso la base, col cavo di rimorchio che dondola al vento,
pronto a rimorchiare un altro "cliente ".
In questa routine il pilota dell'aereo rimorchiatore - un modesto
aeroplano da 150-180 cavalli di potenza - svolge dunque un ruolo attivo
che consiste nell'indirizzare velocemente e con risparmio di benzina
l'aliante in zona di veleggiamento.
Ciò è facilitato dal fatto che, in genere, il pilota
rimorchiatore è anche un esperto volovelista. Ma, come andiamo
subito scoprire, ciò di cui va più reso merito al trainatore
è la sua "resilienza" in un ruolo passivo. Spieghiamoci
meglio.
Il "traino" è un pezzo suonato "a quattro mani"
in cui l'abilità del volovelista e del trainatore si integrano.
Ma, mentre in genere il pilota dell'aliante può scegliere il
trainatore, questi accetta senza discutere chiunque venga agganciato
alla coda del suo aereo. Specie in condizioni di turbolenza - uno
stato dell'atmosfera normalmente associato alle giornate favorevoli
al veleggiamento - l'avere appeso alla coda un illustre sconosciuto
richiede un bel po' di disponibilità ed abnegazione. E bisogna
ben dire che sui campi di volo a vela si presentano per farsi rimorchiare
piloti di ogni provenienza, età ed esperienza: dagli ottuageneri
residuati di guerra (nostalgici della RAF, della Luftwaffe e dell'Aeronautica
Italiana ) ai ragazzi di 16 anni , l'età minima per ottenere
il brevetto; dai piloti "da competizione" ai "novellini"
con poche ore di volo.
A denominatore comune una licenza con una latitudine di contenuto
che spazia dalla perfezione sportiva fino alla licenza di uccidere.
Un pilota inesperto o distratto può facilmente portare l'aliante
nella scia turbolenta del rimorchiatore facendogli assumere assetti
pericolosi e difficili da correggere.
Per quanto il pilota rimorchiatore segua lo sconosciuto cliente nello
specchietto retrovisore per prevenire l'effetto di eventuali errori,
non è detto che sempre ci riesca. Così capita al rimorchiatore
di trovarsi stranamente ed improvvisamente l'aliante di fianco anzichè
allineato in coda. Una situazione di questo genere, che tende ad imbardare
pericolosamente l'aereo da traino, basterebbe a giustificare lo sgancio
dell'aliante col dispositi
vo di emergenza, lasciandolo andare per il cielo con 50 metri di cavo
appesi alla prua. Ma il pilota rimorchiatore è generoso e resiste
alla tentazione.
L'aliante
a rimorchio ha una forte tendenza a salire per cui se un pilota d'aliante
si distrae per un momento (magari cercando di leggere una carta di
volo o di cambiare una frequenza radio) e l'aliante esce dall'allineamento
è normale che salga rapidamente sollevando la coda del rimorchiatore
fino a metterlo in "candela", (vedi disegno).
E' capitato, tra gli altri, ad un mio buon conoscente che trainava
un "germanico" in Val d'Aosta. Fortunatamente mentre la
montagna si avvicinava paurosamente il cavo si è spezzato e
con una richiamata mozzafiato il rimorchiatore è stato rimesso
in linea di volo.
Spesso i piloti d'aliante chiedono di essere portati in "onda",
una situazione atmosferica che si presenta quando il vento spira intensamente
contro una catena montuosa. Entrando nei rami ascendenti dell'onda
sottovento alla montagna è possibile raggiungere rapidamente
quote altissime (oltre 10 mila metri) in una deliziosa calma d'aria.
Il guaio è che per entrare nella calma dell'ascendenza occorre
attraversare uno strato di estrema turbolenza sottoteso al profilo
dell'onda. In queste condizioni, per alcuni interminabili secondi,
l'insieme del treno di rimorchio (aereo, cavo, aliante) diventa un
inferno di moti violenti ed incontrollabili.
Con tutto ciò non conosco pilota rimorchiatore che abbia declinato
l'ingrato servizio di portare in onda il più improbabile dei
piloti d'aliante . Una "strappo" in cielo non si rifiuta
a nessuno. Nonostante tutti questi incerti anche i trainatori riescono
ad andare avanti negli anni.
Come
Pino Amato (foto a fianco), pilota dal 1940, che ha accumulato
nell'attività di trainatore ben 5 mila ore effettuando circa
45 mila traini (un primato nazionale ?) ed è riuscito a fare
i capelli bianchi per anzianità di volo, oltre che per tante
paure.
Come Oreste Bruno, che (alternando la sua attività di tecnico
al simulatore di volo dell'Alenia) ha accumulato nelle ore libere
un migliaio di ore di volo e quasi 8 mila rimorchi.
Come il professor Gaetano Di Modica che alternando il volo ed il traino
degli alianti all'incarico di cattedratico universitario continua
a "tirare" alianti dal primo dopoguerra.
Non dovrei citare Valerio Gualfredo, quello che fu messo in picchiata
dal germanico ad Aosta, trattandosi in questo caso di un istruttore
professionista.
A costoro , e a tutti gli altri che pazientemente accettano di farsi
strattonare la coda, dedico questo ricordo con apprezzamento e riconoscenza.
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Ing. Mario Bernardi
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