Fra
il 1910 ed il 1913 si affacciò alla ribalta, oltre
alla citata MILLER, un folto gruppo di nuove ditte aeronautiche
torinesi, fra cui: la CHIRIBIRI in via Don Bosco 68; la BOBBA
vincitrice del “concorso Militare per aeroplani”,
con due monoplani da 80 e 160 CV; la BERTOLOTTI, che sviluppò
un velivolo dotato di un bicilindrico raffreddato ad aria
da 18 CV che volò con successo, ma si limitò
al prototipo; la SIT (Società
Italiana Torinese -poi Società Italiana Transaerea)
nata nel 1912 con stabilimento di 4.000 mq. in corso Peschiera,
che costruì aerei su licenza Farman e Bleriot; l’ASTERIA
dell’ing. DARBESIO.
Il biplano Asteria n.2 fu il primo apparecchio di progetto
e costruzione italiana impegnato in operazioni belliche, essendo
stato inviato nel 1912 a Bengasi con la squadriglia di aviatori
volontari civili, mobilitata per il conflitto italo-turco.
Nel settore motori ebbero buona fama, a partire dal 1908 e
fino alla prima guerra mondiale: la S.P.A. (Soc. Ligure Piemontese
Automobili) che fu la prima fabbrica italiana a costruire
motori per aeroplani (tra l’altro costruì il
4 cilindri da 75 CV utilizzato da Faccioli per il suo primo
volo) e per dirigibili. Fra le altre industrie torinesi si
annoverarono anche: l’ITALA, (la celebre casa automobilistica
nota per l’epico raid Parigi-Pechino) che nel 1909 sviluppò
un motore raffreddato ad acqua da 65 CV e, negli anni della
grande guerra, costruì, su licenza Hispano Suiza, dei
motori che vennero montati sui caccia SPAD utilizzati dai
maggiori assi dell’Intesa, compreso il nostro Francesco
BARACCA; la L.U.C.T. (Ladetto, Ubertalli, Cavalchini - Torino)
che nel 1911 progettò un motore rotativo; la S.I.M.G.E.R.
(Soc. Italiana Motori Gnome e Rhone) dell’ing. MAFFEI,
che nel 1912 costruì nello stabilimento di Strada della
Venaria i motori Gnome su licenza francese; la S.C.A.T. (Soc.
Ceirano Automobili Torino) che produsse su licenza diversi
tipi di aerei; la AQUILA dell’ing. Annovazzi che produsse
su licenza i motori Salmson da 130 CV; il “Sindacato
motori del Po” che nel 1914 presentò un originale
motore rotativo GARUFFA a 6 cilindri a 2 tempi; la LANCIA
che a parte alcuni prototipi senza seguito, produsse nel 1915
un unico tipo di motore a 12 cilindri raffreddato ad acqua
da 250 CV.
Le OFFICINE MONCENISIO a Condove producevano sia motori, su
licenza Rhone, sia velivoli (circa 600) su licenza Pomilio.
Negli anni immediatamente precedenti la prima Guerra Mondiale,
i campi di Mirafiori, Venaria Reale e San Francesco al Campo
divennero sede di scuole per il pilotaggio di aerei. A quell’epoca
l’Italia, e in particolare Torino, vantava il primato
negli studi relativi alla fisiologia del volo e nelle tecniche
di selezione attitudinale dei futuri piloti.
Dalla fine dell’ottocento era attivo a Torino un importante
istituto di fisiologia, riconosciuto anche in ambito internazionale,
fondato da Jacob Moleschott (1822-1893) e successivamente
sviluppato da Angelo Mosso (1846-1901) e Amedeo Herlitska
(1872-1949).
In
quegli anni sul campo di Mirafiori apprese i principi del
volo ed imparò a volare il romagnolo Francesco BARACCA
che a Pinerolo frequentava la Scuola di Cavalleria.
La scuola di Mirafiori divenne anche base operativa della
neocostituita “SOCIETA’ AVIATORI ED AERONAUTI
DI TORINO”, che sforno’ a tutto il 1912 sette
piloti civili ed uno militare.
Nel pomeriggio del 20 ottobre 1913 il pilota militare Carlo
Maria PIAZZA s’innalzava da Mirafiori verso la valle
di Susa e raggiunta quota 3200 metri puntava sul Moncenisio,
atterrando con volo librato su una breve spianata a circa
2000 metri di altitudine. Era il primo atterraggio in alta
montagna.
Un breve cenno riferito a quel periodo merita infine il torinese
Giuseppe GABARDINI che, emigrato in Francia ad inizio secolo,
nel 1909 fece volare con successo un suo velivolo prima a
Monaco poi ad Antibes. Rientrato in Italia nel 1912 costruì
a Cameri (NO) uno stabilimento per produrre i suoi velivoli
monoplano “Gabarda” (sia in versione terrestre
che idro) che ebbero un grandissimo successo.
Il 27 luglio 1914 un suo velivolo (pilota Landini, passeggero
il prof. Lampugnani) sorvolò il monte Rosa a quota
4.300 mt.
Purtroppo l’impresa non ebbe particolare risalto in
quanto il giorno seguente l’Austria dichiarò
guerra alla Serbia, con quel che ne seguì.
