L’avventura spaziale di Torino

02 galassia 2È legittimo pensare che l’evoluzione dell’industria aeronautica abbia portato alla nascita del comparto aerospaziale al quale è legata da una stretta parentela.
Così come nel resto del mondo industrializzato, anche in Italia l’industria spaziale si è formata sfruttando uno zoccolo duro di imprese aeronautiche che disponevano del know-how indispensabile per procedere con successo al suo sviluppo.
La storia ci dice che la vocazione aeronautica del territorio torinese ha consentito di mantenere e sviluppare le capacità imprenditoriali negli stessi luoghi, a cavallo tra i comuni di Torino e di Collegno, ove nel 1916 l’ingegner Pomilio fondò l’industria che portava il suo nome e costruì il contiguo aeroporto (oggi conosciuto come Torino-Aeritalia) consentendo il formarsi di uno dei principali siti aerospaziali europei dove oggi operano, in collaborazione tra di loro, Thales Alenia Space, Altec, ASI, Leonardo-Finmeccanica e altre eccellenze come Microtecnica, Avio Aero, ecc., oltre al Politecnico di Torino.
Stante la complessità del settore, che localmente annovera tra i suoi prodotti sistemi abitati come la Stazione Spaziale Internazionale, satelliti, sonde interplanetarie, esperimenti scientifici, sistemi di rientro, nonché attrezzature e centri di supporto a terra, lo sviluppo ha coinvolto varie competenze, anche aggiuntive rispetto al mondo aeronautico, e ha portato alla formazione di un polo di eccellenza italiana nelle alte tecnologie e nell’innovazione.
Buona parte della componente industriale spaziale trae origine da una costola di FIAT Aviazione, poi AERITALIA, azienda aeronautica del gruppo IRI-Finmeccanica, poi Alenia, attraverso la fusione con Selenia e la costituzione di Alenia Spazio, ed è cresciuta fino a diventare una componente fondamentale dell’industria spaziale europea e a formare nel 2007 la joint-venture italo-francese Thales Alenia Space, leader in Europa nei sistemi spaziali e tra le prime imprese aerospaziali nel mondo.
Ciò è potuto avvenire anche grazie alle strutture europee e nazionali per indirizzare e sostenere le attività spaziali, cresciute a loro volta in parallelo.
Infatti nel 1962 vennero costituite le due organizzazioni spaziali europee ELDO (European Launcher Development Organization), avente come obiettivo la realizzazione di un razzo lanciatore pluristadio, e esro (European Space Research Organization), con il compito di realizzare i primi satelliti artificiali europei. Successivamente (1973) le due organizzazioni vennero fuse nell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).
In Italia nel 1979 venne varato il Piano Spaziale Nazionale (PSN) sotto la direzione del CNR del professor Luciano Guerriero. Il piano entrò in vigore nel 1980 ed ebbe disponibilità che ammontavano a 200 miliardi di lire nel periodo 1979-1983, e 352 miliardi per il periodo dal 1982 al 1986. Dal psn nacque poi nel 1988 l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) gestita dalMURST (Ministero Università Ricerca Scientifica e Tecnologica), che da allora indirizza i programmi spaziali italiani in collaborazione con le Agenzie europea (ESA) e internazionali NASA, Roscosmos, JAXA ecc.), e mantiene l’Italia in posizione di rilievo nel network internazionale della leadership spaziale.

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Se vogliamo dare a Cesare quel che gli spetta occorre però ricostruire la storia delle eccellenze torinesi che spiega, tra l’altro, il perché della loro permanenza sul territorio.
Bisogna quindi riandare con la memoria agli anni ’20 del secolo scorso quando, presso il Politecnico di Torino, ebbero particolare rilievo le ricerche del professor Filippo BURZIO, che nel 1915 divenne assistente alla cattedra del professor Modesto Panetti, fondatore nel 1912 del “Laboratorio di Aeronautica” del Politecnico di Torino, allora situato al Castello del Valentino.

03 Filippo Burzio
Filippo Burzio (che tra l’altro fu direttore de “La Stampa” dal 1945 al 1948, anno della sua morte) si distinse come scienziato nel campo della balistica e dell’aerodinamica.
Egli effettuò, nei primi anni ’20, prove sperimentali per la determinazione della stabilità longitudinale dei velivoli nella galleria del vento del Politecnico, per mezzo di uno strumento detto “pendolo di torsione aerodinamica”, ideato e progettato dal professor Panetti. Egli poi, in uno studio pubblicato nel 1920 dal titolo “Ricerche sperimentali sul regime aerodinamico dei proietti”, dimostrò per la prima volta la relazione tra Balistica e Aerodinamica.
Questo lavoro avrà applicazioni nello studio della stabilità di un missile lungo la sua traiettoria.
Fra settembre e ottobre 1935, presso la Reale Accademia d’Italia a Roma, si svolse un convegno dedicato alle “Alte Velocità in Aeronautica”.
Il convegno ebbe risonanza internazionale, in quanto vi parteciparono i maggiori studiosi di scienze aeronautiche fra cui Theodore von Kármán (direttore del Guggenheim Aeronautical Laboratory al California Institute of Technology -GALCIT) che era considerato l’eccellenza mondiale del settore, Gaetano Crocco, Tullio Levi-Civita e, da Torino, Modesto Panetti e Carlo Ferrari. Nella sezione del convegno dedicata alla termodinamica della propulsione ad alta quota, si esamina la problematica della propulsione a razzo, concernente i voli ad altissima quota e grande velocità.

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È sotto la direzione di von Kármán che, nel febbraio del 1936, iniziò presso il galcit il progetto di “Ricerca sui Razzi” che saranno per la prima volta usati nel 1940 sui razzi JATO (Jet - Assisted Take - Off), applicati agli aeroplani per accelerarne il decollo.

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Gli anni ’40 videro, dunque, progredire nel mondo gli studi per la costruzione di velivoli capaci di superare la barriera del suono e, a questo proposito, occorre evidenziare il contributo di un illustre matematico dell’ateneo torinese: Francesco TRICOMI.

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Tricomi (che fu poi anche presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino) nel 1925 fu chiamato a insegnare all’Università di Torino, dove portò avanti le sue ricerche.
Il riconoscimento dell’importanza degli studi di Tricomi avvenne solo una ventina di anni dopo, quando il professore Von Kàrmàn nella pubblicazione Sui fondamenti dell’aerodinamica dell’alta velocità scrive che “… la formulazione matematica del problema del flusso transonico, conduce a un tipo di equazione differenziale non lineare, conosciuta come ’Equazione di Tricomi’”.

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Il 1947 fu un anno importante per l’aviazione in quanto il 14 ottobre, il capitano Chuck Yeager dell’usaf compì il primo volo supersonico ai comandi dell’aereo sperimentale Bell X-1. Il successo dei primi voli supersonici renderà sempre più di fondamentale importanza l’Equazione di Tricomi.
Degna di menzione, inoltre, è la creazione, negli anni ’50, del Centro Studi per la dinamica dei fluidi, creato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), presso il Politecnico di Torino che, sotto la direzione del professor Panetti, effettuò importanti ricerche nel campo dell’aerodinamica e della gasdinamica.
Per migliorare la possibilità di studio dei fenomeni connessi vennero progettate e costruite nuove gallerie del vento, che entreranno in funzione nel rinnovato Politecnico di Torino all’inizio degli anni ’60.

07 Bell X 1 3 with the motherplane

 



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