
Il settore aerospaziale nacque dall'evoluzione dell'industria aeronautica. In Italia, come negli altri paesi industrializzati, le competenze spaziali si svilupparono partendo da solide fondamenta aeronautiche.
Torino possedeva una vocazione aeronautica particolare. Nel 1916, l'ingegnere Pomilio fondò un'industria e un aeroporto adiacente (oggi Torino-Aeritalia) nei comuni tra Torino e Collegno. Questo territorio divenne uno dei principali siti aerospaziali europei.
Attualmente operano in questa zona: Thales Alenia Space, ALTEC, ASI, Leonardo-Finmeccanica, Microtecnica, Avio Aero e il Politecnico di Torino. I prodotti includono "moduli abitati come la Stazione Spaziale Internazionale, satelliti, sonde interplanetarie".
Le radici scientifiche torinesi

Gli studi aerospaziali torinesi hanno radici profonde negli anni Venti del Novecento. Al Politecnico di Torino, il professor Modesto Panetti fondò nel 1912 il "Laboratorio di Aeronautica". Filippo Burzio assistette Panetti dal 1915.
Burzio (che dirigerà La Stampa dal 1945 al 1948) si distinse in balistica e aerodinamica. Negli anni Venti condusse "prove sperimentali per la determinazione della stabilità longitudinale dei velivoli". Nel 1920 pubblicò uno studio che "dimostrò per la prima volta la relazione tra Balistica e Aerodinamica".

Nel settembre-ottobre 1935, a Roma si tenne un convegno sulle "Alte Velocità in Aeronautica" con partecipazione internazionale. Vi intervenne Theodore von Kármán del GALCIT del California Institute of Technology, considerato l'eccellenza mondiale.

Negli anni Quaranta progredirono gli studi per velivoli supersonici. Francesco Tricomi, matematico dell'Università di Torino (dal 1925), fornì contributi fondamentali. Von Kármán riconobbe l'importanza degli studi di Tricomi, menzionando "l'Equazione di Tricomi" per il flusso transonico.


Il 14 ottobre 1947, il capitano Chuck Yeager dell'USAF effettuò il primo volo supersonico con il Bell X-1. Il successo dei voli supersonici rese "sempre più di fondamentale importanza l'Equazione di Tricomi".
Il primo aviogetto italiano

Il primo aviogetto italiano fu il FIAT G.80, "addestratore biposto progettato dal professor Gabrielli, con turboreattore De Havilland Goblin", costruito a Torino (Aeritalia). Effettuò il primo volo il 9 dicembre 1951, pilotato dal comandante Vittore Catella.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta Gabrielli studiò modifiche al FIAT G.91 per aumentarne l'accelerazione al decollo con razzi JATO. Il 27 luglio 1961 fu effettuata una dimostrazione a Fort Rucker (Alabama). Durante la prova si verificò un incidente che causò la morte del pilota comandante Bignamini, al quale fu conferita la medaglia d'oro al Valore Aeronautico.

Nel settembre 1956, al VII Convegno Internazionale Astronautico a Roma, il professor Aurelio Robotti del Politecnico di Torino, pioniere degli studi spaziali, presentò "Un modo di lanciare i satelliti artificiali". Nel 1952 Robotti fece volare il primo razzo italiano a propellenti liquidi dal Pian della Mussa in Val di Lanzo.
1973 – Nasce l'Aeritalia
Alla fine degli anni Sessanta il CIPE propose l'integrazione di FIAT Aviazione con l'industria pubblica. Il progetto si attuò il 1° gennaio 1973 con la formazione di Aeritalia, joint-venture paritetica tra FIAT e due società del gruppo IRI.

La NASA decise di commissionare in Europa un laboratorio pressurizzato denominato "Spacelab" come carico pagante dello Space Shuttle. Fu il team di Torino, guidato dal professor Vallerani, a intraprendere con successo per l'Italia l'avventura del volo spaziale umano.


L'ingegner Ernesto Vallerani conseguì la laurea in Ingegneria aeronautica al Politecnico di Milano e il diploma presso il California Institute of Technology. Nel 1973, quando l'Ufficio Tecnico Studi Speciali assunse il nome di "Aeritalia Settore Spazio", divenne responsabile del gruppo di ricerca del progetto Spacelab, che volò per la prima volta sullo Space Shuttle il 28 novembre 1983.
Il Satellite al Guinzaglio

Tra gli anni Settanta e Ottanta iniziò la collaborazione con il professor Giuseppe Colombo per il "Satellite al Guinzaglio" (Tethered Satellite). Il progetto era denominato "al guinzaglio" perché il satellite, unito con un cavo allo Space Shuttle, doveva venire allontanato fino a 20 chilometri e produrre elettricità tagliando le linee del campo magnetico terrestre.
Il professor Colombo, scomparso nel 1984, non vide i due voli della sua creatura nel 1992 (con Franco Malerba, primo astronauta italiano) e nel 1996 (con Umberto Guidoni e Maurizio Cheli, torinese di adozione).
COLUMBUS e la Stazione Spaziale

Il fiore all'occhiello è la tecnologia pressurizzata per l'esplorazione umana dello spazio con i programmi Columbus e MPLM (Multi Purpose Logistic Module), moduli della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Columbus e MPLM furono precursori di numerosi altri elementi pressurizzati forniti a ISS da Thales Alenia Space Torino: nodo 2 e nodo 3, la cupola (da cui gli astronauti osservano lo spazio), il PMM e il modulo Cygnus. Complessivamente "la metà circa dei moduli abitativi della Stazione Spaziale è stata prodotta sul sito torinese".

L'azienda torinese è stata impegnata nella realizzazione di sofisticatissimi satelliti scientifici e sonde europee: Hipparcos, SAX, Integral, Herschel-Planck, GOCE, Rosetta, Venus Express, Mars Express, Exomars ed Euclid.


Oggi sul sito storico tra corso Francia e corso Marche tra Torino e Collegno, oltre a Thales Alenia Space, opera anche ALTEC (Aerospace Logistics Technology Engineering Company), "fortemente voluta dal professor Vallerani per accompagnare la fase operativa della Stazione Spaziale Internazionale".